In Valtellina esistono attività artigianali che si tramandano da una generazione all’altra per tradizione.

Nell’antichità le attività artigiane della valle si sono concentrate sulle materie prime che la natura metteva a disposizione e sulle necessità quotidiane.

Ecco che allora gli artigiani valtellinesi erano e sono tutt’ora falegnami, mugnai, tessitori, panificatori ma anche ciabattini e arrotini.

L’artigianato tessile era incentrato sulle fibre coltivate in valle: il lino e la canapa. Il centro per eccellenza per la coltivazione del lino era Bormio dove l’attività era già regolata negli antichi Statuti bormini.

In Valgerola, a Rasura e Pedesina che erano i centri di tessitura più importanti della zona, nel 1890 esistevano ancora 60 telai sui quali venivano prodotti i tessuti di lino e canapa e i famosi pezzotti. Purtroppo negli anni ’40 la coltivazione della canapa fu dichiarata illegale eliminando dal mercato questo prodotto dal quale si ricavava la maggior parte dei filati utilizzati per l’abbigliamento.

La coltivazione del lino è stata progressivamente abbandonata in quanto le tecniche artigianali di estrazione del filato erano estremamente lunghe e faticose.

Ad oggi sono pochissimi i laboratori artigianali di tessitura e si limitano alla produzione dei pezzotti.

Resta invece molto forte la tradizione della lavorazione del legno e, a fronte di un vasto numero di falegnamerie presenti in valle, troviamo ancora salda la cultura del taglialegna. Patria dei taglialegna è Talamona dove ogni anno si svolgono gare di taglio e dove è possibile visitare il Museo del boscaiolo.

Anche l’artigianato legato alla coltivazione dei cereali si è mantenuto attivo e sono ancora oggi presenti in valle mulini e panifici.

Dalle antiche farine di grano saraceno e segale si era passati, nel dopoguerra, alle farine bianche ritenute più pregiate. Oggi, con una prospettiva diversa nei riguardi dell’alimentazione, stanno tornando in voga le antiche coltivazioni e si stanno riscoprendo e salvaguardando anche varietà di cereali a rischio di estinzione.

Un altro mestiere tipico era quello del calzolaio. Spesso chi lo praticava era un lavoratore dei campi che con questa occupazione riempiva i periodi durante i quali non poteva dedicarsi all’agricoltura.

Si trattava di una figura importante in quanto in passato le scarpe erano un articolo molto costoso di cui si aveva grande cura e per farle durare il più possibile si provvedeva a numerose risolature e rappezzi.

Anche in questo caso il mestiere veniva tramandato in bottega e dopo un paio d’anni di apprendistato il nuovo calzolaio era pronto per lavorare in proprio.

La figura che spiccava maggiormente era l’arrotino che si aggirava nei paesi con la sua bicicletta attrezzata chiamando i clienti a gran voce per avvisare del suo arrivo.

Photo credit: godog via Foter.com / CC BY-SA

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